Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
venerdì, 27 novembre 2009

Polonia: presentata una legge per mettere al bando tutti i simboli del comunismo

Chiunque li utilizza o ne è in possesso potrebbe rischiare fino a 2 anni di carcere

Le bandiere rosse potrebbero essere vietate in Polonia a partire dal prossimo anno (Ap)
Le bandiere rosse potrebbero essere vietate in Polonia a partire dal prossimo anno (Ap)

MILANO - Vent'anni fa, dopo la caduta del Muro di Berlino, decisero di buttare giù le statue di Lenin e di Marx e di seguire le democrazie occidentali. Adesso i politici polacchi hanno presentato un breve emendamento che mette al bando qualsiasi simbolo comunista dal paese dell'Est europeo. Il Senato ha infatti approvato una modifica all'articolo 256 del codice penale che dichiara illegali tutti i simboli comunisti. Chiunque li utilizza o ne è in possesso rischia fino a due anni di carcere per aver commesso il reato di «glorificazione del comunismo». Il Presidente della Repubblica Leck Kaczynski lunedì prossimo dovrebbe firmare la legge che probabilmente entrerà in vigore dal prossimo anno. A questo punto anche indossare t-shirt con l'immagine di Che Guevara o solamente canticchiare l'Internazionale nelle strade di Varsavia sarà considerato un crimine in Polonia.

EMENDAMENTO – La nuova legge infatti proibisce espressamente tutte le immagini che inneggiano a sistemi antidemocratici: l'articolo afferma che è vietata «la produzione, la distribuzione, la vendita o il solo possesso di oggetti che richiamano al fascismo, al comunismo o ad altri simboli di totalitarismi». Uno dei principali promotori della norma è Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello del Presidente della Repubblica e capo del partito di opposizione «Legge e Giustizia». Secondo Kaczynski questa legge è sacrosanta perché il comunismo è uno dei simboli negativi del '900: «Nessuna immagine del comunismo ha diritto di esistere in Polonia - ha spiegato ai media locali il leader dell'opposizione - Il comunismo e il suo sistema genocida deve essere comparato al nazismo». Molti storici polacchi condividono la tesi di Kaczynski: «Quello comunista era un sistema terribile e omicida che ha causato la morte di milioni di vite» ha dichiarato lo storico Wojciech Roszkowski. «Non è sbagliata la comparazione con il nazismo - sottolinea lo studioso polacco - e per questo i due sistemi e i loro simboli devono essere trattati allo stesso modo».

PASSATO CHE NON PASSA - Sebbene i comunisti non abbiano più alcuna influenza politica, in Polonia sembra che il passato non voglia proprio passare. Nelle scorse settimane la Polonia infatti è stato il Paese che più si è battuto contro la candidatura di Massimo D'Alema a Ministro degli Esteri dell'Ue. L'ambasciatore della Polonia presso la Ue Tombinski definì D'Alema «un problema» per il suo passato comunista e precisò che era più adatto a quest'incarico «una persona la cui autorità non può essere contestata a causa delle sue appartenenze politiche passate». Recentemente l'uscita dell'ultimo film del famoso regista Andrzej Wajda che racconta il massacro di Katyn durante la Seconda Guerra Mondiale ( i sovietici uccisero oltre 20.000 tra civili e soldati polacchi) ha suscitato un rinnovato odio contro gli oppressori russi.

LIBERTA' D'ESPRESSIONE - Come sottolinea il Times di Londra lo scopo dei politici polacchi è chiaro: «rendere invisibile il comunismo». Il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski ha ribadito che il Palazzo della Cultura e della Scienza, il più alto grattacielo in Polonia, deve essere abbattuto solo perché è un regalo fatto da Stalin ai cittadini di Varsavia. Non importa che, nel corso degli anni, sia diventato una delle strutture simbolo della città: «Se lo abbattessimo, anche la Polonia avrebbe il simbolo della fine del comunismo come la Germania ha i resti del muro di Berlino. Poi in termini ecologici è anche una costruzione molto inquinante». La battaglia contro il comunismo ha comunque il sostegno della popolazione e della stampa: «Il punto centrale è dimostrare che non vi è nulla di romantico o di divertente nel comunismo» dichiara un cronista polacco al Times. «Il comunismo - prosegue il giornalista - non è stato un gioco. E neppure un’ideologia che riscaldava il cuore. Il comunismo invece fermava i cuori, li faceva appassire e li rendeva freddi».

Francesco Tortora
postato da fabiotar alle ore novembre 27, 2009 16:20 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 26 novembre 2009

Stop al pesticida umano: altra occasione persa dal Pd

Sì DI PDL E LEGA, VOTO CONTRARIO DEL PD

Ru486, stop in commissione
«No all'immissione sul mercato »

Approvato in Commissione il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva

(Ansa)
(Ansa)
ROMA - La commissione Sanità di Palazzo Madama ha approvato, a maggioranza, con il voto favorevole di Pdl e Lega e quello contrario del Pd, il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486 presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini, nel quale si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola abortiva in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la RU486.

postato da fabiotar alle ore novembre 26, 2009 10:12 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 22 novembre 2009

postato da GLOVAGLIO alle ore novembre 22, 2009 17:13 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 19 novembre 2009

A Corciano (PG) il muro non è caduto....... , ma il Crocefisso sì....


Settarismo paramassonico e paracomunista: non saprei definire meglio la linea di condotta tenuta dalla maggioranza e dal sindaco in occasione della discussione sulle linee programmatiche di mandato e sulle mozioni inerenti la sentenza Lautsie sul crocifisso e sull’anniversario della caduta del muro di Berlino. Uso non a caso l’ elemento para,  in senso deviante, perché neanche massoni anticlericali ottocenteschi e comunisti di vecchio stampo avrebbero usato le categorie di pensiero espresse da numerosi membri della maggioranza, con le quali si è approvato di fatto il contenuto della sentenza che vieta il crocifisso nelle scuole e che qualcuno ha addirittura definito un semplice arredo imposto impropriamente nelle aule; per non parlare dei sedicenti cattolici di maggioranza che si sono trincerati dietro il doveroso rispetto di una sentenza, come se questa dovesse essere la fonte di verità suprema alla quale bisogna sempre attenersi, anche quando poi la stessa è stata emessa in contrasto con l’ordinamento giuridico italiano. I presunti detentori della verità, hanno poi bocciato la mozione per ricordare la caduta del muro di Berlino, sostenendo, neanche tra le righe, che esso è stato fatto più per volere dell’occidente e che in fondo in fondo si stava meglio nei paesi dell’est, Unione Sovietica compresa; come se il centinaio di milioni di morti prodotti  dall’ideologia di cui sono eredi sindaco e diversi membri di maggioranza, fosse solo un dettaglio. Queste sono state comunque le ciliegine sulla torta preconfezionata ed intoccabile del documento programmatico, rispetto al quale tutti i nostri emendamenti di minoranza  oltre una decina, sono stati bocciati a prescindere, usando come pretesto il fatto che non erano consoni al mandato stesso oppure già presenti in esso (falso) come per es. le iniziative per lo sviluppo della linea per l’ADSL nelle zone ancora sprovviste, tragica è a proposito la situazione di Mantignana; lo studio fattivo per la realizzazione di una piscina comunale; la promozione dell’ampliamento dei servizi sanitari spingendo a favore dell’aggregazione delle professionalità coinvolte nell’erogazione delle attività territoriali, incentrandole sulla figura del medico di famiglia. A proposito di famiglia appare chiaro nel mandato come si cerchi di sconfessare il modello di quella tradizionale fondata sul matrimonio e come questa sia considerata assolutamente lontana dal ricevere un beneficio complessivo dell’attività fiscale. L’unico aspetto positivo del documento è l’aver messo nero su bianco il fallimento della programmazione urbanistica e del territorio da parte delle amministrazioni precedenti, come se queste fossero state governate da forze  politiche estranee a quelle attuali. Piccolo particolare: chi ha provato, su quest’ ultimo argomento, ad alzare la voce all’interno della maggioranza (IDV a caso), è stato messo a tacere e indirizzato a più miti consigli con conseguente voto favorevole espresso “liberamente”.

 

Giovanni Lo Vaglio

Capogruppo PDL


postato da suorroberta alle ore novembre 19, 2009 12:29 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 19 novembre 2009

La via della bellezza


Cosa sia la tradizione cristiana per Benedetto XVI lo mostra con una chiarezza esemplare il discorso sulle cattedrali, che in Europa sono uno dei lasciti più splendidi del medioevo. Un'età spesso e a torto vista ancora oggi come un succedersi di secoli bui e che il Papa ha invece esaltato e voluto connotare come cristiana.
Innanzi tutto dal punto di vista storico, ma non solo. La "bianca veste di nuove chiese" descritta da Rodolfo il Glabro fu tessuta infatti con il sostegno economico di "tutta la comunità cristiana e civile". In un'epopea che rivive oggi nella costruzione a Barcellona del capolavoro di Antoni Gaudì, quella emozionante Sagrada Familia ormai quasi ultimata.
La tradizione cristiana non è dunque viva soltanto nel desiderio di Dio e nell'amore per le lettere che caratterizzano la teologia monastica studiata dallo storico benedettino Jean Leclercq, caro a Benedetto XVI che più volte l'ha citato. Questa tradizione risplende infatti, lucente come in una vetrata medioevale, anche nell'arte.
Arte che ha contrassegnato l'Europa con continuità, con frutti e simboli ripetuti sino a oggi. Come la Croce rappresentata a metà dell'Ottocento in uno dei più grandi saloni del Senato della Repubblica francese, quasi a sigillo, anche laico, della storia del Paese.
Quest'arte per molti secoli ha utilizzato l'alfabeto colorato della Bibbia - ha detto il Papa citando Marc Chagall - ed è dunque incomprensibile se non si tiene conto della sua ispirazione religiosa. Che nasce, come ripeteva sant'Agostino, dall'intuizione che una delle vie per giungere a Dio è proprio quella della bellezza.
postato da suorroberta alle ore novembre 19, 2009 07:33 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 18 novembre 2009

Riservate solo a ragazze belle e taglia 42. E nessuno lancia petizioni

Tutti zitti sulle «lezioni» di Gheddafi

Ragazze come gingilli da esibire al cospetto del satrapo in visita ufficiale

Alcune partecipanti agli incontri romani con Gheddafi (Ansa)
Alcune partecipanti agli incontri romani con Gheddafi (Ansa)

Un paio di domande su donne e potere. La prima: perché una ragazza non av­venente o di statura infe­riore al metro e 70 deve es­sere esclusa, e solo a causa di queste presunte «man­chevolezze» fisiche, dagli insegnamenti religiosi im­partiti dal colonnello Ghed­dafi nel suo tour romano? La seconda: si ha per ca­so notizia di qualche peti­zione, di qualche protesta, di qualche indignata consi­derazione che voglia stig­matizzare questa palese of­fesa alla dignità delle don­ne, ragazze come gingilli da esibire al cospetto del satrapo in visita ufficiale?

Le prescrizioni di Gheddafi sono state molto precise. I suoi collaboratori doveva­no contattare circa duecento ragazze attra­verso un sito specializzato per il reperi­mento di hostess da retribuire con una ses­santina di euro (tra l’altro: non esiste un sindacato delle hostess?). Il canone fissato prevedeva che le ragazze fossero di bel­l’aspetto, possibilmente bionde. Che dal metro e sessantanove centimetri in giù di statura sarebbe scattato implacabile l’ostra­cismo. Che fossero vestite di nero, vietate minigonne e scollature, il tacco di almeno sette centimetri, e la taglia, inderogabil­mente, 42. Solo a queste condizioni le ra­gazze sarebbero state meritevoli delle le­zioni di Gheddafi sul Corano e sensibili al­le istruzioni del Libretto Verde, distribuito come cadeaux dopo un paio di notti di in­fervorate diatribe religiose innaffiate, rac­contano le cronache, da dosi massicce di cappuccino.

Dicono inoltre le cronache che una ra­gazza è stata allontanata, perché giudicata troppo bassa e un’altra esortata a lasciare la compagnia (sarebbe meglio dire l’im­provvisato simulacro di un harem?) per­ché non del tutto compatibile con i canoni ideali della bellezza secondo il colonnello Gheddafi: in altre parole, perché bruttina. Ma c’è qualcosa di più feroce di un’esclu­sione dovuta esclusivamente per cause, per così dire, fisiche? Mica quelle ragazze erano state selezionate per un concorso di bellezza, o per il casting di una trasmissio­ne televisiva, o per allietare un evento mondano. No, erano state scelte per ascol­tare la parola di Gheddafi sull’Islam, sul crocifisso, sulle profezie, sulla virtù, sulla conversione. E allora che c’entrano la ta­glia 42 e il tacco di almeno sette centime­tri? Ma se non c’entrano, come mai si è im­provvisamente inaridito il fiume di discor­si e petizioni che in questi mesi si è impo­sto sulla degradazione del corpo delle don­ne, sulle ragazze ridotte e umiliate a stru­mento per allietare le serate dei sultani, al­l’imposizione di un canone convenzionale di bellezza che mortifica l’intelligenza del­le donne, che trasforma le ragazze in oche e veline sottomesse ai capricci dei potenti? E invece adesso c’è il silenzio. Il silenzio as­soluto. L’imbarazzo ufficiale per le stravaganze di un sultano con cui è obbligatorio (e con­veniente) conservare eccellenti rapporti bi­laterali. L’imbarazzo civile di chi centellina con un po’ di cinismo (o di malafede?) la propria indignazione, azionandola solo in qualche occasione, imbavagliandola quan­do il bersaglio non è il solito Nemico di cui è persino superfluo fare il nome. Una festa dell’ipocrisia in cui a farne le spese sono un gruppo di ragazze ammassate su un tor­pedone. Taglia 42, tacco di sette centime­tri, abitino nero per regalare al colonnello la soddisfazione di una   bella lezione di reli­gione.

postato da suorroberta alle ore novembre 18, 2009 09:09 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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martedì, 17 novembre 2009

STUPIDARIO LAICISTA E MERCANTILE DELL’OCCIDENTE. A PROPOSITO DELLA NASCITA DELLA FILOSOFIA-

 

Paolo De Bernardi


Nei manuali di storia della filosofia europei e americani, per scuole superiori (dove la si insegna) e università, a proposito della nascita della filosofia circolano da tempo i seguenti luoghi comuni: 1. la filosofia nascerebbe ad Atene e nelle colonie, ma non a Sparta perché questa è una società chiusa, mentre quelle sono società aperte. 2. la filosofia per nascere dovrebbe tenersi lontana da religioni e tradizioni, il suo humus sarebbe un ambiente laico e antitradizionalista. 3. la filosofia nasce in Grecia e non da altre parti.  A questo punto prendiamo le fonti e vediamo se è vero quello che i docenti di filosofia occidentali fanno ripetere a memoria ai loro studenti (non più abituati a riflettere, né abituati a consultare le fonti)

[...]


2. Che la filosofia per nascere deve tenersi lontana da religioni e tradizioni


Sentiamo con quali parole è veicolato questo luogo comune, attingendo dallo stesso manuale citato (Ivi, p. 22):”Ma la discussione e lo scontro critico fra le varie opinioni presuppongono, e nello stesso tempo forgiano, una mentalità che non si accontenta più dell´ossequio passivo e del rispetto cieco della tradizione e delle sue forme culturali (il mito, la religione, la poesia ecc.) ma tende a ricercare motivazioni intellettualmente convincenti alla propria condotta e alle proprie idee, distinguendo fra ciò che è "ragionevole" e ciò che non lo è. In un ambiente socio-politico del genere, caratterizzato dal cambiamento e dalla messa in discussione dei modelli cristallizzati del passato, la filosofia ha modo di emergere e di rafforzarsi in modo mai prima conosciuto, contribuendo essa stessa a un ulteriore svecchiamento e laicizzazione della cultura. Tanto più che in Grecia - e gli studiosi sono ormai unanimi nel riconoscere l´importanza di questo fatto, che non ha pressoché paralleli nella società precedenti  - manca una classe sacerdotale custode di libri sacri ritenuti frutto della parola divina, e quindi il libero pensiero dei filosofi ha modo di affermarsi più facilmente”….”Quali sono i fattori che spiegano il sorgere del pensiero greco? A questo interrogativo non si può certo rispondere allegando una serie di "cause" che avrebbero inevitabilmente prodotto la filosofia, ma soltanto chiarendo alcune delle condizioni politiche, sociali, economiche e culturali che ne hanno favorito e permesso il germoglio e la fioritura. Condizioni che si assommano tutte nell´originale tipo di civiltà creato dai Greci nei confronti dei popoli del vicino e del lontano Oriente. Infatti le civiltà pre-greche sono, nella loro quasi totalità, monarchie stataliste e accentratrici, con potenti caste sacerdotali e guerriere che detengono le chiavi del potere e del
sapere, e che rappresentano il basilare strumento di dominio di re assoluti venerati come semi-divinità. Tali civiltà hanno un carattere tendenzialmente autoritario e tradizionalista, e quindi statico, poiché tendono a conservare la loro cultura con le minori mutazioni possibili, presentando come sacri,grazie alla religione, i modi di vivere e di pensare dominanti. In società del genere lo sbocciare di una libera indagine critica e razionale, qual è quella della filosofia, trova ovviamente grossi ostacoli”. Morale della favola, se la filosofia vuole nascere si deve tener lontana da sacerdoti e tradizioni (sembra di aver letto un passo di Voltaire o dell’Enciclopedia illuminista)

Ora andiamo a sentire come la pensano le fonti, anche ricorrendo alle biografie dei primi filosofi. Premettiamo che tutta quella corrente della filosofia che diremo “catartica” (dove cioè lo scopo della filosofia è liberare l’anima dal corpo) è inaugurata da un movimento religioso-tradizionale che è l’Orfismo (DIELS-KRANZ 1 B, 17-18). A questo si richiamano tanto Pitagora (GIAMBLICO, Vita pitagorica, passim), quanto Empedocle, autore di un opera dal titolo Purificazioni (D-K, 31 A). Ma anche Socrate e Platone si allineano all’ideale catartico inaugurato dall’orfismo (PLATONE,Fedone, XI). Per capire quanto la filosofia per nascere debba guardarsi bene da tradizioni e caste sacerdotali ricordiamo che i Sette Saggi sono ispirati alla sapienza delfica, che, abbiamo detto, sta a fondamento della paideia e costituzione spartane. Il “conosci te stesso” non sono andati a scolpirlo in qualche piazza del mercato di Rodi, dove con le merci circolerebbero anche le idee filosofiche, bensì nella sacra Delfi. Eraclito si allinea a questa tradizione delfica, quando nei frammenti D-K 22, 101 e 116 e dice “ho indagato me stesso” e “ad ogni uomo è dato conoscer se stesso e divenire saggio”. Socrate, il maggior rappresentante della filosofia greca, si definisce un inviato di Apollo (PLATONE, Teeteto, 148 ac) e non del pensiero laico. Io, dice Socrate, sono il dono che Apollo ha fatto ad Atene (PLATONE, Apologia, XVIII d) Sulla assoluta fedeltà di Socrate al delfismo non ci sono dubbi: “Tra tutte le iscrizione di Delfi la più divina è stata sempre ritenuta il ‘conosci te stesso’, e da qui prese avvio il dubbio e la ricerca di Socrate” (ARISTOTELE, fr 1 Rose). Gli studiosi, ho notato, poco gradiscono riportare il fatto che per l’educazione del figlio il padre di Socrate si è rivolto, indovinate a chi? Nientemeno che alla casta sacerdotale del tempio di Delfi (PLUTARCO, Il demone di Socrate, 21). Quanto alla pietas socratica, cioè alle continue esortazioni a onorare gli Dei, coi sacrifici e obbedendo ai loro comandi, si potrebbero riempire pagine di citazioni (una per tutte: SENOFONTE, Memorabili,I,3-IV, 3) Quando Pitagora è andato a trovare Talete ormai vecchio, sapete che invito gli ha fatto il fondatore della filosofia greca? Di andare, come già lui aveva fatto, presso i sacerdoti egizi se voleva acquistare un vero sapere (D-K 11 A 3 e 11 A 11). Si avete letto bene Talete e Pitagora sono andati dai sacerdoti egizi per la loro paideia e non dai mercanti. Per quanto riguarda la religiosità dei pitagorici, si potrebbero portare centinaia di citazioni; basti dire che per entrare nella scuola la pietas religiosa era conditio sine qua non  (anzi, già il mancato rispetto per i genitori era visto come premessa di mancata pietas agli Dei, ed era elemento per la non ammissione nella Scuola). Perfino Democrito (D-K, 68 A 1)  Protagora (D-K, 80 A 2)  e Platone (DIOGENE LAERZIO, Vita di Platone, 6) vanno a cercare contatti in Egitto, Persia e India  coi sacerdoti e le loro tradizioni. Per darvi la misura delle atmosfere laiciste e antitradizionali in cui nasce e si sviluppa la filosofia, vi riporto una norma pitagorica: "Bisogna generare figli, per lasciare dopo di noi chi onori gli Dei" (GIAMBLICO, op cit, XVIII, 83). Platone pare darci indicazioni sul tema dell'eutanasia: "Gli uomini sono proprietà degli Dei, quindi non hanno diritto a suicidarsi" (Fedone, 61 b);  tra le centinaia di citazioni, vi riporto solo questa: “Il massimo dell’ignoranza consiste nel non sapere che Dio è sommamente giusto, e che compito dell’uomo è assomigliare più che può a Dio” (PLATONE, Teeteto, 176 c). Pirrone di Elide –ritenuto erroneamente, come ho dimostrato, fondatore dello Scetticismo antico, vedi Pirronismo, medicina e scetticismo- fa il viaggio con Alessandro per parlare con gli yogi e brahmani (vedi tra i miei scritti qui a sinistra: Pirrone e i maestri indiani,passim); della laicità di quest’ultimo posso dirvi questo: tornato dal viaggio fu in Elide sacerdote del tempio di Plutone. Penso che vi possa bastare per capire la protervia laicista della stragrande maggioranza dei “filosofi” occidentali odierni, disposti ad andare contro ogni evidenza, tanto le ideologie accecano.
[continua]
postato da fabiotar alle ore novembre 17, 2009 18:25 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: laic ismi


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