Perugia
giovedì, 02 luglio 2009


"Lo stesso pensiero di un necessario rinnovamento del nostro essere persona umana, Paolo lo ha illustrato ulteriormente in due brani della Lettera agli Efesini, sui quali pertanto vogliamo ancora riflettere brevemente. Nel quarto capitolo della Lettera l’Apostolo ci dice che con Cristo dobbiamo raggiungere l’età adulta, una fede matura. Non possiamo più rimanere "fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…" (4, 14). Paolo desidera che i cristiani abbiano una fede "matura", una "fede adulta". La parola "fede adulta" negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Ma lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede "fai da te", quindi. E lo si presenta come "coraggio" di esprimersi contro il Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso.
Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo "schema" del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una "fede adulta". È la fede che egli vuole. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo. Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo. La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s’oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non sono il soffio dello Spirito Santo; sa che lo Spirito di Dio s’esprime e si manifesta nella comunione con Gesù Cristo. Tuttavia, anche qui Paolo non si ferma alla negazione, ma ci conduce al grande "sì". Descrive la fede matura, veramente adulta in maniera positiva con l’espressione: "agire secondo verità nella carità" (cfr Ef 4, 15). Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede, si volge prima di tutto verso la verità. Il potere del male è la menzogna. Il potere della fede, il potere di Dio è la verità. La verità sul mondo e su noi stessi si rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si rende visibile a noi nel volto di Gesù Cristo. Guardando a Cristo riconosciamo un’ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili. In Dio, ambedue sono inscindibilmente una cosa sola: è proprio questa l’essenza di Dio. Per questo, per i cristiani verità e carità vanno insieme. La carità è la prova della verità. Sempre di nuovo dovremo essere misurati secondo questo criterio, che la verità diventi carità e la carità ci renda veri
".

Benedetto XVI

(In occasione della chiusura dell'anno paolino)

postato da: fabiotar alle ore luglio 02, 2009 09:16 | Permalink | commenti (1)
categoria:chiesa
lunedì, 29 giugno 2009

Quando la scienza racconta le verità di 2mila anni di fede

Roma Quanto accaduto ieri sera con il sorprendente annuncio nella basilica di San Paolo fuori le Mura richiama immediatamente alla memoria un evento simile, accaduto il 26 giugno di 41 anni fa, quando Paolo VI, durante l’udienza generale, disse che erano state ritrovate le ossa di San Pietro. Era stato Pio XII, nel 1939, a ordinare che si scavasse sotto la basilica vaticana e a finanziare di tasca propria le ricerche. Nel 1950 l’annuncio del ritrovamento della tomba.
Appariva dunque corrispondente al vero quanto affermato durante il pontificato di Papa Zefirino (199-217) dal prete romano Gaio, il quale, rivolgendosi a Proclo, seguace dell’eresia montanista, aveva scritto: «Se vorrai venire in Vaticano e sulla via Ostiense, potrai vedere i trofei (cioè le tombe, ndr) di coloro, che hanno fondato questa Chiesa», vale a dire di Pietro e Paolo. Le ricerche, continuate dall’archeologa Margherita Guarducci, portarono al ritrovamento di un’edicola funeraria appoggiata a un muro contemporaneo, risalente circa all’anno 150, prezioso per i numerosi graffiti sovrapposti, che la studiosa decifra. Tutti contengono invocazioni a Pietro al quale sono uniti talvolta i nomi di Cristo e di Maria. Fondamentale è uno di questi graffiti, risalente al 160, nel quale si legge in greco la scritta «Petros enì», «Pietro è qui dentro». La professoressa Guarducci ritrova in una cassetta, nei locali delle Grotte vaticane, le ossa che erano state raccolte nel loculo identificato come la tomba di Pietro. Le ossa, dopo essere state analizzate, risultano appartenenti a un solo uomo, di corporatura robusta, morto in età avanzata. Erano incrostate di terra e mostravano di essere state avvolte in un panno di lana colorato di porpora e intessuto d’oro, una sepoltura particolarmente preziosa. Rappresentano frammenti di tutte le ossa del corpo a esclusione del sia pur minimo frammento di quelle dei piedi. Un particolare significativo, che richiama alla mente la circostanza della crocifissione a testa in giù e gli esiti che provocava, vale a dire il distacco dei piedi, a causa della prolungata esposizione del corpo che veniva lasciato esposto sul luogo del supplizio.
Così, il 26 giugno 1968, Papa Montini annuncia: «Nuove indagini pazientissime e accuratissime furono in seguito eseguite con risultato che noi, confortati dal giudizio di valenti e prudenti persone competenti, crediamo positivo: anche le reliquie di San Pietro sono state identificate in modo che possiamo ritenere convincente».
Il ritrovamento e l’identificazione delle ossa di Pietro e oggi di quelle di Paolo, confermano il dato della tradizione e attestano il fondamento apostolico della Chiesa di Roma. Il pescatore di Galilea al quale Gesù secondo il racconto evangelico affidò la sua Chiesa, e l’Apostolo delle Genti, viaggiatore e predicatore instancabile, nonché «cantore della Grazia», evangelizzatore dell’Asia Minore e della Grecia e autore delle famose epistole, ritenute i più antichi documenti scritti contenenti il messaggio salvifico cristiano, sono stati dunque martirizzati entrambi a Roma, allora capitale del mondo, sotto Nerone, nell’anno 67.
È interessante notare che negli ultimi cento anni, numerosissime scoperte archeologiche hanno confermato molte delle pagine scritte dai quattro evangelisti, che nel I secolo misero nero su bianco il racconto della vita e le testimonianze riguardati Gesù di Nazaret, la sua morte e la sua resurrezione. Non c’è stata una scoperta scientifica, un ritrovamento archeologico, che abbia smentito neanche un versetto del Vangelo. Dal ritrovamento della lapide a Cesarea Marittima contenente il nome di Ponzio Pilato, il prefetto di Giudea che fece crocifiggere Gesù come richiestogli dal sinedrio agli scavi portati avanti con tenacia e passione dai francescani in Terrasanta, che hanno portato alla luce le tracce della casa di Maria a Nazaret e della casa di Pietro a Cafarnao, entrambe oggetto di devozione antichissima, risalente ai primi secoli di storia cristiana. Il cristianesimo non è una filosofia, un insieme di riti o una summa di regole morali, ma un avvenimento accaduto nella storia.
postato da: fabiotar alle ore giugno 29, 2009 11:27 | Permalink | commenti
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domenica, 28 giugno 2009

Sonda nella tomba di S.Paolo:
trovati i resti dell'apostolo

L'annuncio del Papa dopo la ricognizione nel sarcofago sotto l'omonima basilica romana: «Profonda emozione»

 Il sarcofago di San Paolo sul luogo della tomba dell'apostolo nella Basilica di San Paolo fuori le mura in una foto d'archivio (Ansa)
Il sarcofago di San Paolo sul luogo della tomba dell'apostolo nella Basilica di San Paolo fuori le mura in una foto d'archivio (Ansa)
ROMA - Il Papa non ha nascosto la sua «profonda emozione» nel fare un annuncio che rappresenta a suo modo una tappa miliare nella storia della Chiesa: è stata fatta la prima ricognizione, attraverso una sonda, nella tomba di San Paolo, sotto l'omonima basilica romana. Le analisi e i reperti trovati, frammenti d'ossa, grani d'incenso, un lino laminato d'oro, hanno confermato - ha proclamato Ratzinger - la tradizione religiosa di quasi 20 secoli, secondo cui, proprio in quel sarcofago, vengono venerati i resti dell'apostolo delle genti.

L'«ATTENTA» ANALISI NELL'ANNO PAOLINO - L'Anno Paolino, dedicato al bimillenario della nascita di Paolo di Tarso, non poteva concludersi oggi in modo più degno. La Chiesa cattolica aveva effettuato scavi e ricerche per individuare con certezza la tomba di Pietro, cardine della stessa fede cattolica e del primato del vescovo di Roma; attorno al sarcofago di Paolo e di che cosa contenesse, era sempre rimasto invece un alone di incertezza. Nella Basilica romana dedicata all'apostolo delle genti, durante una cerimonia ecumenica a cui ha preso parte anche una delegazione ortodossa da Costantinopoli (Istanbul), Benedetto XVI ha spiegato la recente e «attenta» analisi scientifica. «Nel sarcofago che non è mai stato aperto in tanti secoli - ha raccontato il pontefice - è stata praticata una piccolissima perforazione per produrre una speciale sonda mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato di oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. È stata anche rilevata la presenza di grani di incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree».

L'ESAME DEL CARBONIO 14 - «Inoltre - ha proseguito - piccolissimi frammenti ossei , sottoposti all'esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza sono risultati appartenere a persona vissuta tra il primo e il secondo secolo». «Ciò - ha concluso - sembra confermare l'unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell'apostolo Paolo. Tutto questo riempie il nostro animo di profonda emozione». Al suo fianco, l'arciprete della Basilica, il card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, che solo due giorni fa, in una conferenza stampa in Vaticano, si era limitato ad accennare a progetti futuri di ricognizione.

Il Papa celebra i primi vespri della festa di san Pietro e Paolo Roma nella  Basilica di san Paolo fuori le mura (Barbara Andolfi)
Il Papa celebra i primi vespri della festa di san Pietro e Paolo Roma nella Basilica di san Paolo fuori le mura (Barbara Andolfi)
Gli Atti degli Apostoli narrano che Paolo fu catturato, su accusa dei giudei del Tempio, verso la fine degli anni 50 a Gerusalemme, dove si era recato per celebrare la Pentecoste insieme ai cristiani locali. In quanto cittadino romano, chiese di essere giudicato a Roma, dove arrivò nel 60-62, dopo essere stato per anni agli arresti domiciliari a Cesarea Marittima e al termine di un viaggio rocambolesco, con tanto di naufragio a Malta. San Paolo fu probabilmente liberato e poi arrestato nuovamente: il suo martirio avvenne per decapitazione, come si usava con i cittadini romani, verso il 66-67 sulla via Laurentina, in un posto chiamato allora 'le tre tavernè e divenuto oggi 'le tre fontanè. La sepoltura fu fatta sulla via Ostiense, dove sorge la Basilica di San Paolo Fuori le Mura. Già dal secondo secolo d. C., si pregava sulla tomba di Paolo, come attesta il racconto di un presbitero dell'epoca, tal Giaio. Da allora la venerazione è proseguita nei secoli, fino ai giorni nostri. Certo, manca la possibilità di effettuare prove scientifiche moderne come la prova del Dna, ma le analisi rivelate oggi dal papa offrono un'importante conferma alla tradizione religiosa.

postato da: fabiotar alle ore giugno 28, 2009 23:51 | Permalink | commenti
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venerdì, 26 giugno 2009

"Circolare della Asl ai medici che da anni tengono i corsi
negli istituti della città: e scoppia l'ennesima polemica

"Basta lezioni di sesso a scuola"
Diktat a Milano: troppo esplicite"

[da Repubblica on line]

I nuovi moralizzatori lanciano un'altra condanna: dopo ESSERSI STRACCIATi LE VESTI perchè sembrerebbe  che al Premier Berlusconi piaccia la "gnocca", oggi gridano al DIKTAT e accusano la ASL di MIlano di essere bigotta e retrograda. La Asl a proposito dei fantomatici corsi di "educazione alla salute" (detta così sembra che insegnino a coprirsi bene d'inverno) aveva emanato un documento in cui si diveca che "non debbano essere ulteriormente svolte attività di educazione alla salute nelle istituzioni scolastiche che prevedano un rapporto diretto fra gli operatori e gli allievi delle scuole dell'obbligo". I novelli pasdaran con i vestiti ancora stracciati perchè al Premier ci piace la gnocca si schierano con i professori che a sentir loro "sbottano" e denunciano:"Si vuole impedire che gli studenti sappiano troppo di profilattici, malattie e interruzione di gravidanza".

Ma perchè mai  un bambino di 13-14 anni dovrebbe imparare a indossare un profilattico? E perchè gli si dovrebbe consigliare un' interruzione di gravidanza?  Ecco cos'è l'educazione alla salute a scuola: semplice "genitalità", infatti scorrendo l'articolo si viene a sapere che nonostante il richiamo della Asl i professori che altrove vengono denominati citrologi
"continueranno a proiettare filmati sulla crescita e a dare descrizioni anatomiche di pene, vagina ed embrione". Quanto costano questi espertoni alla scuola? Con quali soldi vengono pagati? Non sarebbe più economico e forse educativo sostituirli con dei giornali porno? Tanto il livello è quello.
postato da: fabiotar alle ore giugno 26, 2009 18:17 | Permalink | commenti
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mercoledì, 24 giugno 2009

Neda icona delle proteste iraniane: il video della sua morte fa giro del mondo

(ASCA-AFP) - Parigi, 22 giu - Jeans, maglietta e il volto sporcato dal sangue, gli occhi fissi al cielo e l'incredulità di chi tenta di rianimarla. Sono le immagini interminabili della morte di Neda, la ragazza iraniana uccisa domenica a Teheran mentre stava protestando con il padre tra le strade della città, teatro da giorni di manifestazioni e scontri.
Un video che sta facendo letteralmente il giro del mondo su siti internet, blog e quotidiani on-line. Il nome di Neda é diventato così il simbolo della resistenza iraniana, delle proteste dei sostenitori di Mir Hossein Mousavi, e della rivolta al regime del presidente Mahmoud Ahmadinejad. La radio di Stato ha fatto sapere che almeno 467 persone sono state arrestate durante i violenti scontri di sabato a Teheran tra manifestanti e forze dell'ordine a piazza Azadi. I media internazionali stanno diffondendo l'immagine sconvolgente della morte della giovane e sui blog di tutto il mondo il nome di Neda riecheggia come una promessa a non cedere alle provocazioni e a non dimenticare la violenza perpetrata dal governo iraniano.
Anche Wikipedia, enciclopedia on-line, ha dedicato una pagina alla ragazza: simbolo delle proteste di Teheran. Neda, il cui nome in persiano significa 'voce', sta diventando così la voce di migliaia di cittadini che non vogliono mettere a tacere la propria rabbia.
postato da: FrancescoDando alle ore giugno 24, 2009 09:28 | Permalink | commenti
categoria:politica internazionale, storia vera
martedì, 23 giugno 2009
Lo strano moralismo di Repubblica, PD e libertà sinistra

Nei giorni scorsi l' "Unità", "Repubblica", "Manifesto", "Liberazione" e dintorni esultavano in cronaca perché a Roma un "compagno" illustre e poltronato decide che nelle scuole, a disposizione degli alunni, ci siano distributori automatici di preservativi. Loro sono fautori della libertà sessuale anche di "minorenni", quindi. Ma il termine è risuonato più volte nelle polemiche recenti, e infatti strillano da settimane su faccende di fatto pruriginose e indecenti, e rimproverano comportamenti non certo esemplari di personaggi mirati che in faccende sicuramente non impeccabili moralmente chiamerebbero in causa persone adulte e maggiorenni. Ipocrisia moralistica sempre sul cavallo opportunistico, ma la morale vera è altro. Una volta Berlinguer proponeva l'esempio di Maria Goretti? Roba vecchia: morto e sepolto! Adesso  basta il distributore".
[gg]
postato da: fabiotar alle ore giugno 23, 2009 12:07 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 19 giugno 2009

Fisichella: a Roma crollano le scuole e chi deve occuparsene mette i condom

Banalizzate sessualità e affettività


Il cardinale Agostino Vallini (Eidon)
Il cardinale Agostino Vallini (Eidon)
Forte critica del cardinale Agostino Vallini, vicario del papa per Roma, alla proposta di installare distributori di preservativi nelle scuole romane. Vallini, in una nota, ha espresso «viva preoccupazione» per l'iniziativa della Provincia di Roma.

«BANALIZZAZIONE» - «Deploriamo che l'iniziativa possa essere definita una "mozione coraggiosa"», scrive il cardinale Vallini in una nota diffusa questo pomeriggio dal vicariato, in cui si afferma che piuttosto una iniziativa di questo genere ha «l'unico coraggio di voler banalizzare nuovamente i temi della affettività, della sessualità, della educazione giovanile, proprio in un tempo in cui è alla attenzione di tutti la questione della emergenza educativa».

LA NOTA - «Abbiamo appreso dalla stampa - si legge nella nota diffusa dal Vicariato - che il Consiglio provinciale di Roma ha approvato giovedì scorso una mozione che impegnerebbe la presidenza della Provincia a prevedere l'installazione di distributori automatici per preservativi nelle scuole superiori di Roma e provincia o nelle loro vicinanze. La mozione, variamente commentata, - sottolinea il card. Vallini - non può trovare consenso nella comunità ecclesiale di Roma e nelle famiglie cristiane seriamente preoccupate dell'educazione dei loro figli. Sorprende che una simile iniziativa, affidata alla scuola - per sua natura impegnata a promuovere la formazione integrale della persona - possa essere considerata come meritevole di favore in nome della cosiddetta informazione e prevenzione».

«Riteniamo che di fronte a simili proposte, che destano la viva preoccupazione del cardinale vicario, degli altri Pastori e dell'intera comunità ecclesiale di Roma, - prosegue la nota - è necessario riaffermare che la strada maestra resta l'educazione alla responsabilità delle persone, specialmente dei più giovani, nell'uso della sessualità, che è un dono dell'amore di Dio; alla valorizzazione del proprio corpo e di quello dell'altro nell'ottica del dono disinteressato di sè. Infine - è la conclusione - restiamo convinti e ci adoperiamo affinché la scuola, insieme alla altre agenzie educative, si impegni ad illuminare i giovani a diffidare dalle scorciatoie che non di rado conducono alla insignificanza della vita».

«La Chiesa non è legittimata a parlare di preservativi dal momento che recentemente si è schierata contro (ma che c*zz* significa ndr). La nostra iniziativa nasce dal basso (non c'erano dubbi, direi dal fondo più che dal basso ndr) e il nostro intento non è assolutamente la provocazione ma la salute dei ragazzi (sigh ndr) Fra i giovani si parla tantissimo di sesso ma la scuola non offre degli strumenti per affrontare il tema della sessualità consapevole (adesso offrirà i preservativi ndr)». Lo afferma uno dei responsabili del Comitato 'Consapevolezza e libertà che ha promosso la distribuzione dei preservativi nelle scuole superiori di Roma e Provincia, Marco Palillo (Sinistra e Libertà... ecco e chi poteva essere?ndr).

«A Roma le scuole crollano, non funziona nulla e chi è responsabile di questo si preoccupa di mettere scatolette di condom nelle scuole». Lo ha detto il vescovo ausiliare di Roma e rettore della Pontificia Università Lateranense Rino Fisichella nel corso di un convegno. Fisichella ha aggiunto: «Potevano metterle anche nelle scuole minori, liberi di fare tutto ciò che vogliono, ma quale cultura della sessualità e del corpo diamo agli adolescenti, cosa insegniamo? Manca lungimiranza nella classe politica che non comprende l'importanza del suo ruolo nella formazione culturale dei giovani».

postato da: fabiotar alle ore giugno 19, 2009 22:12 | Permalink | commenti
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